Luigi Ornato nasce a Caramagna il 13 aprile 1787, in un Piemonte divenuto dipartimento francese dopo la campagna napoleonica. Grazie all’interessamento di uno zio materno, avvocato a Torino, viene ammesso a frequentare la scuola della nobiltà torinese, dove conosce alcuni esponenti dell’aristocrazia sabauda (i fratelli Balbo, Luigi Provana e Santorre di Santarosa) che diventeranno nel corso degli anni i suoi più cari amici (tale era l’amicizia che tutti solevano firmarsi al fondo delle loro lettere con la cifra ¼, cioè “uno dei quattro”).

Con loro fonda nel 1804 l’Accademia dei Concordi, che si prefigge l’ambizioso programma di studiare le lettere, le arti e le scienze per recuperare “l’anima italiana”. Inizia in questi anni anche la passione per il greco, che lo porterà a tradurre numerose poesie e i Ricordi dell’imperatore Marco Aurelio. Nel 1812 viene nominato insegnante di matematica nel collegio dei paggi imperiali.

Nel 1814, con il ritorno dei Savoia a Torino, Ornato è impiegato dapprima nella segreteria dell’Accademia delle Scienze, poi come professore della Reale Accademia Militare.

Nel 1821, nella notte tra il 9 e il 10 marzo, scoppiano ad Alessandria i moti che portarono all’abdicazione di Vittorio Emanuele I, alla reggenza di Carlo Alberto e ad una prima costituzione. Santarosa, capo della giunta rivoluzionaria, assegna ad Ornato il Ministero di Guerra e Marina. L’incarico dura però pochi giorni, perché il nuovo re Carlo Felice stronca l’insurrezione con l’aiuto delle truppe austriache. Seguono le condanne, le fughe e gli esili dei rivoltosi: Ornato, pur non essendo stato inserito nel proclama di cattura, si imbarca segretamente a Genova con Santarosa e, dopo essere sbarcati a Marsiglia, insieme raggiungono prima la Svizzera e poi Parigi.

Nella capitale francese sono numerosi i fuoriusciti italiani, la casa di Ornato ne diviene uno dei punti di ritrovo; intanto si consolida la sua fama di filologo e di filosofo, come dimostra l’amicizia con il filosofo francese Cousin. Tuttavia le sue condizioni economiche sono difficili: per sopravvivere fa il correttore di bozze delle stampe latine e greche dell’editore Didot, attività minuziosa che protrattasi per anni gli causerà una grave oftalmia (malattia agli occhi).

Nel 1832, salito al trono Carlo Alberto, Ornato ottiene di rientrare in Italia. Vive per qualche tempo a Caramagna, assistito dalla sorella Maria Clara e dall’amico Francesco Sorasio e omaggiato dalle visite di Provana, Balbo, Gioberti, Pellico e i figli di Santarosa, morto nel 1825 combattendo per l’indipendenza della Grecia.

Nel 1833, sempre più malato, si trasferisce a Torino con la speranza di poter trovare cure migliori. Vive quasi cieco per altri dieci anni, animato però da una grande forza morale, che lo trasforma, ancora una volta, in un maestro di pensiero per molti giovani studiosi di filosofia e di filologia e per i nuovi protagonisti della vita politica di quegli anni, tra cui Gioberti.

Il 28 ottobre 1842 muore a Torino colpito da apoplessia, senza poter vedere la rinascita di quell’Italia nella quale tanto aveva creduto. È sepolto tra gli emeriti nel cimitero monumentale di Torino.

Luigi Ornato non ha pubblicato quasi nulla: nel 1853 è stata pubblicata a cura dell’amico Picchioni la sua traduzione dei Ricordi di Marco Aurelio e nel 1878 sono state edite da Ottolenghi, suo primo biografo, numerose sue lettere indirizzate ad amici e conoscenti. Gli altri manoscritti sono andati perduti. Di lui non esiste neppure un ritratto.





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